Per un anno fa apprendistato a Roma, con quelli che diventeranno i nomi di punta del giornalismo televisivo,  da Nuccio Fava a Giancarlo Saltalmassi, da Paolo Frajese a Bruno Pizzul a BrunoVespa.  Chiara Valentini ha più di una difficoltà per la sua erre moscia, ma soprattutto non la convince quel giornalismo che intuisce fortemente condizionato dal Palazzo. E quando, negli stessi mesi, Lamberto Sechi le propone di far parte del gruppo di giovani d’assalto che dovranno rilanciare il settimanale “Panorama”, in uno stile moderno e aggressivo ancora poco praticato in Italia, accetta e ritorna a Milano. A “Panorama” scrive di contestazione e di femminismo e  più tardi diventa il primo caposervizio donna, nel settore cultura.
Biografia
Chiara Valentini è giornalista e saggista. Si è laureata in giurisprudenza a Parma con una tesi, poi pubblicata, sul delitto d’onore,  vera e propria requisitoria su una vergogna del nostro codice penale, cancellato all’inizio degli anni ’80 . Durante l’università è stata fra gli organizzatori del Festival internazionale del Teatro sperimentale e universitario e, assieme ad Andrea Calzolari e Oddone Pattini, ha fondato la rivista “Teatro Festival”, voce delle neoavanguardie.
 
Incerta per un po’ fra il teatro e il giornalismo, sceglie la seconda strada, collaborando al “Corriere della Sera”, nella pagina dei giovani. Nel ’68 è selezionata fra 1300 candidati al primo e unico concorso pubblico RAI per telecronisti, al tempo della presidenza Bernabei.
 
Nel 1978, assieme a Romano Cantore e Carlo Rossella, pubblica “Dall’interno della guerriglia” (Mondadori), un’inchiesta sul terrorismo in Europa. Nel 1979, con Laura Lilli, “Care compagne” (Editori Riuniti), sul femminismo nel Pci e nel sindacato. A metà degli anni ’80 il nuovo direttore di “PanoramaCarlo Rognoni le chiede di trasferirsi a Roma per seguire la politica nazionale. Nascono così i suoi servizi e le sue interviste più note, a Pietro Ingrao, ad Andreotti, a Sandro Pertini allora presidente della Repubblica, a Giorgio Napolitano, a Bettino Craxi in viaggio in Cina con “i suoi cari”, a  Nilde Jotti, a Enrico Berlinguer. Quando il carismatico leader del Pci muore all’improvviso sul palco di un comizio a Padova, Valentini decide a caldo di scriverne la biografia. Firma il contratto con la Mondadori e pubblica, nel 1985 “Il compagno Berlinguer”, seguito nell’87 da “Berlinguer il segretario”, poi unificati  in un volume unico con la prefazione di Paolo Spriano negli Oscar Mondadori nel 1989. E’ il suo libro di maggior successo, ancor oggi in libreria. A partire dal 1997 la biografia di Berlinguer viene  ristampata più volte in edizione aggiornata dagli Editori Riuniti con il titolo “Berlinguer, l’eredità difficile” e nel 2007 allegata all’”Unità”.
 
Intanto Chiara Valentini, anche per dissensi con l’allora direttore di “PanoramaClaudio Rinaldi, ha lasciato il suo storico giornale e giusto qualche mese prima dell’acquisizione della Mondadori da parte di Silvio Berlusconi è passata al concorrente “L’Espresso”, diretto da Giovanni Valentini. Nel settimanale di via Po si occupa per qualche anno delle vicende dell’ex Unione Sovietica, seguendo in diretta la perestrojka di Gorbaciov, il tentato golpe del 1991, il primo periodo  di Putin.
Ma si occupa anche della crisi del Pci e della sua trasformazione, che racconta nel libro “Il nome e la cosa” (Feltrinelli, 1990), poi in parte ripubblicato assieme all’audiolibro di Nanni MorettiLa Cosa”.
 
Negli anni ’90 prende corpo un nuovo interesse destinato a diventare centrale nel lavoro di Chiara Valentini: le donne, le loro vicende, la loro storia. Mandata a fare un reportage sugli stupri etnici in Bosnia ne scrive sull’”Espresso” e vi dedica il pamphlet “L’arma dello stupro”, con Elena Doni (ed. La Luna). Da allora il suo lavoro giornalistico si intreccia a varie iniziative della galassia post femminista: dalla “Lettera al cliente”, scritta con Dacia Maraini e altre e pubblicata sull’on line de “L’Espresso”, alla campagna per far dichiarare lo stupro di guerra un reato contro l’umanità, alla mobilitazione per la liberazione di Giuliana Sgrena, rapita in Iraq. Fa parte di questo nuovo interesse “Le donne fanno paura” (Il Saggiatore, 1997), poi uscito in edizione economica, e che è uno dei primi libri ad aver indagato a fondo sulle discriminazioni delle donne nel nostro paese, oltre che i volumi collettivi “Il ‘900 delle italiane”(Editori Riuniti, 2001) e “Amorosi assassini” (Laterza, 2008). Parecchio successo ha avuto anche “La fecondazione proibita”, con la prefazione di Stefano Rodotà (Feltrinelli, 2004), uscito in occasione del referendum sulla fecondazione assistita.
 
Il suo primo libro è una biografia di Dario Fo (“La storia di Dario Fo”, Feltrinelli 1977). Da quel lavoro, che verrà ripubblicato in edizione aggiornata nel 1997 in occasione del Nobel, nasce un’amicizia con Fo e con Franca Rame che dura ancora oggi. E che porta Chiara Valentini a seguirli con articoli e interviste nelle varie tappe della loro vita movimentata.